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Viva il calcio italiano che riparte (finalmente), ma non dimenticatevi dei giornalisti

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La prossima settimana il calcio professionistico italiano riparte con la Coppa Italia, poi il via la Serie A: i giornalisti sportivi chiedono tutele per il loro lavoro.

NAPOLI – Un appello deciso, una richiesta necessaria in una fase di costellata ancora da tanta confusione: riparte il calcio, riparta anche la stampa sportiva. Chi parla è Gianfranco Coppola, vicepresidente USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana), pronto a caricarsi sulle spalle la voce di un settore colpito in maniera netta dall’emergenza Covid-19. Non solo, perché la ripresa si annuncia terribilmente complicata. Ingressi molto limitati, spazi dedicati semi-vuoti causa distanza di sicurezza, altri addirittura aboliti; destino che verosimilmente toccherà alle mixed zone. Se il pallone tornerà a rotolare sul prato verde ma senza contorno, per molti giornalisti la strada potrebbe rivelarsi ancor più tortuosa. Uno scenario che inizia a preoccupare l’intero comparto, già costretto a mesi di lavoro ridotto – per usare un eufemismo -. D’altro canto, senza gli eventi sportivi c’è ben poco da scrivere per un giornale sportivo. Ora che quegli eventi stanno per tornare, la stampa reclama i suoi spazi (fisici e non).

Il calcio italiano riparte, ma per i giornalisti si preannunciano tempi duri

Le rigidissime (e probabilmente necessarie) regole imposte dal Comitato tecnico scientifico per il protocollo di ripresa dei campionati professionistici riguardano, ovviamente, anche coloro i quali saranno chiamati a raccontare, nuovamente e finalmente, il calcio nostrano. Era anche ora perché, francamente, stanno diventando sempre meno digeribili le innumerevoli trasmissioni improvvisate basate sempre più sul nulla. E se non è così, poco ci manca. Nel periodo meno “impegnativo” degli ultimi decenni, un po’ tutti si sono arrogati (legittimamente) il diritto di raccontare qualcosa. Cosa, a dir la verità, non si è capito. Anche Sportycom si è cimentato in un questa gara, forte dell’apprezzamento del suo pubblico. Gara, a dir la verità, che ha avuto senso fino ad un certo punto, fino a quando c’è stato effettivamente da informare, da presentare, da approfondire.


Il 13 giugno si torna a fare sul serio con la Coppa Italia (si potrebbe anticipare anche al 12), 8 giorni dopo sarà la volta della prima gara di Serie A post-emergenza. Non sarà un ritorno alla “nostra” normalità, perché molti giornalisti resteranno ancora a casa, confinanti in una terribile realtà come quella dello smart working. A proposito delle norme pensate per la stampa, nella giornata di mercoledì 3 giugno c’è stato un importante incontro: da una parte il presidente della Figc Gabriele Gravina, dall’altro il presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Carlo Verna, il segretario Guido d’Ubaldo, i vertici FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso e il presidente Ussi Luigi Ferrajolo. Attorno a un tavolo, si è discusso delle modalità di accesso agli impianti per i giornalisti e più in generale dell’impostazione generale da dare per salvaguardare il ruolo della stampa sportiva. La richiesta è stata diretta: aumentare i posti a disposizione negli stadi per la stampa. Ora che il calcio si sta per rimettere in moto, sarebbe un delitto tenere strette le catene attorno al quarto potere.


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