Ministro SPERANZA: Il calcio è l’ultimo dei problemi di cui occuparsi.

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Dimenticando l’enorme valore sociale e, soprattutto, economico, sembra che il mondo del Calcio, in un momento così delicato, sia diventato quasi un peso.

Che la priorità assoluta debba essere la salute e che, allo stesso tempo, debba essere rispettato il dolore di chi ha combattuto (ed ancora combatte) contro il Coronavirus, con alterne fortune, questo è chiaro ed indiscutibile. Pare che certi comparti decisionali non riescano a vedere, però, nel mondo del calcio, un volano essenziale per riprogrammare la ripartenza. Che poi questo possa non essere di diretta competenza del Ministro Speranza, è altra questione. Trito e ritrito il concetto che  il “mondo del pallone” vale la terza “industria” d’Italia e, si voglia o meno, la sua ripartenza, sarà un nodo cruciale per rilanciare anche l’economia. Nonostante questo, però, al momento mancano le risposte, ma ancor più sembra mancare l’intenzione di cercarle.

 Così a Circo Massimo su Radio Capital, il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Il Ministro della Salute Roberto Speranza è intervenuto ai microfoni di Radio Capital durante la trasmissione “Circo Massimo”.
Speranza ha affrontato temi legati alla regionalizzazione ed alla sanità ai tempi del Coronavirus.


Alla domanda se la Lombardia fosse sotto attacco:

Lavoro ogni giorno e ogni ora con tutte le regioni italiane per affrontare questa sfida. Guai a dividersi o ad alimentare polemiche.

Il conduttore ha poi incalzato Speranza sulla “questione calcio” che, inevitabilmente, divide il paese in questo momento di programmazione verso la riapertura. Categorico il Ministro:

Sono un grande appassionato di calcio ma con più di 400 morti al giorno, con sincerità, è l’ultimo problema di cui possiamo occuparci. Viene prima la vita delle persone. Le priorità del Paese oggi sono altre. Lavoreremo perché a un certo punto si possa riprendere la vita normale

Nel prossimo decreto – prosegue Speranza – investiremo risorse per rafforzare la rete di assistenza sul territorio. Abbiamo bisogno di strutture che si specializzano sul Covid, perché gli ospedali misti facilmente moltiplicano il contagio: è molto difficile bloccarlo quando si hanno nella stessa struttura pazienti Covid e non Covid. Molte ne sono nate in giro per l’Italia, dobbiamo insistere su questo terreno

Speranza ha poi aperto alla “questione economica” producendo una fotografia dello stato dell’arte:

Siamo in una trattativa molto delicata. Roberto Gualtieri ha fatto un lavoro importante nell’Eurogruppo, che ho apprezzato, ma la partita decisiva, come evidente, è quella di giovedì. – Vuol dire che non dobbiamo prendere i fondi del Mes? – “Oggi  penso che dobbiamo rafforzare l’iniziativa di Conte che in linea con il ministro Gualtieri va nella direzione giusta. La stagione del rigore e dell’austerità credo che non regga.

Infine, stimolato sul tema legato all’APP “Immuni”, Speranza ha dato importanti indicazioni rispetto al prossimo step “digitale”:

è stato già firmato il contratto così che possa accelerare nel più breve tempo possibile. L’app è uno degli strumenti: in questa vicenda non c’è una mossa salvifica.
Oltre alla prima funzione essenziale di tracciare i contatti, la app potrà essere molto utile per rafforzare la sanità digitale del nostro Paese, dobbiamo lavorare in questa direzione.

E’ intervenuto, inoltre, alla stessa trasmissione il virologo Maurizio Pregliasco, che si è detto estremamente preoccupato per questa corsa verso la riapertura:

Anticipare le aperture vuol dire aprire rubinetti di contatti e le possibilità di infezione. Sono un po’ pessimista sulla necessità di insistere ancora, specie per i due ponti che arriveranno, quelli del 25 aprile e 1 maggio. Dopo, credo che si arrivi a un livello di accettabilità di rischio per riaprire, specie per il lavoro e per le attività strategiche per il Paese. Bar e ristoranti dobbiamo mandarli molto avanti. Solo così riusciremo a ripartire


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